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11月30日 poster
Fra i passi che guardi. Fra il cielo limpido di gennaio. Fra la Signoria che mi abbraccia. Fra le pietre e i tuoi ricordi. In punta e in attesa. Bisbetica. Amletica. Poetica. L'ultima nuvola segna le tre del pomeriggio. C'è gente. Tanta. Ma non la vedo. Quanta insicurezza. Ora che non sei più donna. Ora che trovi le tue mani imbrigliate nelle mie. Più vicini e scavati nelle nostre trincee. Non smetterò di darti battaglia. Non smetterai di desiderarmi e di temermi. Come il treno su cui andrò via. Come le lacrime che non mi dedicherai. Regina del pianto indiscreto. La mia sciarpa protesi su di te. Firenze Santa Maria Novella. Un amore che è una palestra di addii. Ti avrò. Mi avrai. E mi perderai. Lo scherzo continua. 11月25日 blu notteFotterle il cuore. La stanza di cristallo. Vetro. In controluce. Adesso dove vai. Adesso chi sei. Filtrano parole come le ultime tre gocce di muller thurgau.
Simmetria. E gente dal doppiopetto. Dai vorrei ma non posso. Dalle ricche abitudini di provincia alla normalità della metropoli. Continua a chiamarla simmetria. Di fronte a lei ti sciogli, ti riavvolgi. Perdi la testa. La pupa è a casa con le sue pantofoline glamour. Un tavolo a quattro ma esiste solo lei. Lo spazio vitale è più o meno mezzo metro. Mani nei capelli lunghi e stanchi. Al giornalista in pasto l'emendamento. Sogni in decoupage. Ti prende perchè è donna, donna, donna anche senza gonna. Però non ti porta via.
Sette più quasi uno. Non si staccherà dallo scoglio. Ci è cresciuta. Storia di rapporti che finiscono nell'anulare. E sul lettino di un analista. O nel letto di qualche altro nome e cognome.
Ami le donne ma non sono come il vino. Non basta riconoscerne la complessità. Sanno di tappo quando meno sei in grado di accorgertene. Ti danno alla testa e ci vuole molto più di un'aspirina per cancellarne l'effetto.
Lascia stare: non dirle niente. Lei è una donna e non è il tuo destino. Torna dalla tua Barbie. Ti aspetta col suo carico di sms, sesso fatto male e cuoricini.
Ahi, permette signorina sono il re della cantina volteggio tutto crocco sotto i lumi dell'arco di San Rocco Son monarca son boemio se questa è la miseria mi ci tuffo con dignità da rey (Vinicio Capossela)
11月23日 un quarto di secoloI paesi-presepi: una delle espressioni più retoriche e mistificanti che siano venute fuori su questa tragedia del terremoto. Chi la legge o la sente non sa precisamente cosa vuol dire, ma intravede l’idillio, la serenità, la semplicità, la sicurezza dei rapporti umani, la genuinità delle cose oltre che degli uomini, il silenzio. Suggestionati dal fatto che la catastrofe è giunta improvvisa a cancellare tutto, si è quasi portati a creder che abbia cancellato quel particolare tipo di vita: la vita dei presepi nei paesi presepi. Ma basta un momento di distacco, di riflessione, per prendere coscienza che quel tipo di vita già da un pezzo era stato cancellato. Quelli che ora si chiamano paesi-presepi già rigurgitavano di automobili, televisori, di elettrodomestici, di abusi e scempi edilizi, di fragori, di prodotti industriali, di pane fatto con improbabile farina e di formaggi fatti con probabili veleni. Come ogni altro paese italiano grosso, piccolo o minimo. E, si capisce, di corruzione: come le grandi città, le regioni e l’intero paese. Ma questa espressione non è per commozione o impeto retorico che galleggia nei titoli di giornali o viene fuori dolenti dalle voci dei cronisti e commentatori radiotelevisivi. Nasconde un’intenzione, una volontà: di far sì che tutto, e soprattutto i sopravvissuti, si abbarbichino all’idea di ricostruire i presepi, la promuovono, la propugnino. I paesi-presepi votano, i paesi-presepi sono collegi elettorali: da mantenere così come sono, reticoli clientelari tra i più sicuri. Per tale intenzione, per tale volontà, l’esodo viene, a quanto pare, scoraggiato: un esodo che si rende, almeno provvisoriamente, necessario. A meno che non si voglia aggiungere al disastro una serie di casi disastrosi. I paesi vanno ricostruiti, ma non come presepi. I presepi esistevano quando si andava dal fornaio con un chilo di grano e se ne aveva in cambio un chilo di pane. Oggi un chilo di grano vale 150 lire e un chilo di pane mille. È un piccolo enorme fatto da tener presente, quando si parla di paesi presepi, terra, agricoltura, mondo contadino e cultura contadina. Leonardo Sciascia da "Il Mattino" del 4 dicembre 1980 11月22日 formatGiuro che non sono mai stato bene con nessuna come con te. Il mio primo pensiero la mattina e l'ultimo la sera. No, giuro che non l'ho mai detto a nessuna. Adoro quando sei adirata. Quando mi porti ore ed ore in giro per i negozi di intimo femminile. Quando usciamo il sabato sera con la tua amica del cuore e il di lei nuovo fidanzato di turno. E sei bellissima quando ti svegli. Ma lo sei ancor di più quando non ti depili. Sì e mi piaci anche con qualche chilo in più: quelli che non avevi quando ci siamo incontrati. Fa nulla se non conosci le poesie che ti regalo. E non m'importa nemmeno che tu le capisca.
Certo che usciamo domenica. Volevo vedere la partita? Figurati, era solo Juve-Inter. Il prossimo weekend lo trascorriamo tutto insieme. Anzi noleggiamo quel film d'amore che ti piace tanto. Cosa dici? Vuoi sentire la musica. Aspetta, ho solo il cd dei Daft Punk. Ma se vuoi mettiamo Radio Pane, Amore e Nostalgia che ci passa Baglioni. E Cocciante. E Antonacci....
No Gigi D'Alessio no. A tutto c'è un limite. La verità è che non ti tollero. Anzi ti odio. Tu e il den delle tue calze. Tu e i tuoi mal di testa. I mal di stomaco. Il tuo ciclo e la tua umoralità. Il familismo morale. La casa al mare e le vacanze in montagna. Tuo zio in Canada e tua sorella in Irlanda. Detesto i tuoi egoismi. Quella prevaricazione tutta femminile vestita di vittimismo. E non mi piace quando non ti curi. Quando non mi lasci dormire. Quando hai sonno tu e invece bisogna tassativamente dormire. Odio il termine fidanzata. Non mi frega nulla di quello che i tuoi pensano di noi.
Voglio la mia vita. Non la tua.
"Pronto, ufficio stampa?"
"No"
"Allora mi saprebbe indicare il diretto dell'ufficio stampa?"
"E ke ne sacc je, nun teng nient a stampà..." "Grazie" (Al telefono con la Soprintendenza speciale polo museale di Napoli) 11月19日 azzurroIl colore del cielo e del mare. Sintesi di infinito. Da guardare con la curiosità e con la paura tipica di un bambino quando per la prima volta viene fatto sedere al tavolo dei grandi.
Immagini, sensazioni sul filo del rasoio. Ricordi di quando il mare si può abbracciare e di quando gli si può sussurrare tutto quello che hai dentro. Fino all'ultimo fiato della voce dell'anima: il mare è lì ad ascoltarti. Più sincero del tuo migliore amico, più silenzioso di una fossa nel terreno in cui si deposita qualcosa da rimuovere simbolicamente. Il mare con il suo azzurro rassicurante. Di un azzurro più freddo di quello del cielo, certo. Il cielo è lassù a catturare i segreti e a scrutare il minimo passo. L'utopia dell'inarrivabile, ma anche lo stimolo a migliorarsi: se non per toccarlo, almeno per guardarlo un po' più da vicino.
Ma il mare e il cielo si amano? No, troppo azzurri entrambi. Sembrano più due amici di lunga data, che ne hanno viste e vissute tante insieme.
Tutti hanno un colore preferito. Tutti sono legati a un profumo, a un sapore, a un ricordo più di ogni altro.
And I’ll see your true colors
Shining through I see your true colors And that’s why I love you So don’t be afraid to let them show Your true colors True colors, true colors Cos there’s a shining through I see your true colors And that’s why I love you So don’t be afraid to let them show Your true colors, true colors True colors are beautiful, Beautiful, like a rainbow (Cindy Lauper) 11月17日 fictionNani e ballerine. Fiumi di champagne. Gente che viene. Gente che va. L'esterna del tronista. La reginetta dell'esterno di centrocampo.
Il Raphael e il cappio. Tutti contro tutti. E oggi tutti insieme appassionatamente. 29 giugno: San Paolo. Ci sono nomi con cui nasci. Nomi con cui cresci. Nomi con cui muori. Il sorriso di una cassiera. Due liceali che si baciano. Vaglielo a spiegare che il loro amore non è per sempre.
Dietro solo eyes without a face. Natale con Boldi e De Sica. Pasqua con l'amica. Fa stracult. Come gli avvocati e i ministeriali a cena da Gusto. Marco guarda tutto Kubrick minuto per minuto. 50 righe fredde a pagina 41 e 30 secondi per la radio.
La ruota finale e l'ultimora di Televideo. The world is a vampire. La signora che torna a casa stanca. Se perde la corsa di mezzanotte, deve farsi venire a prendere. Anche il barbone smobilita. Save it till the morning after. In pieno agosto scendi abbronzata da un treno alle 6 di mattina. "Lascia il cellulare acceso e vieni a prendermi in stazione". Listen to your heart before you tell him goodbye. Ancora un passivo di bilancia commerciale.
E' una poesia per te,
portala nella tasca destra dei pantaloni, ti stropiccerà i pensieri quando avrai voglia di sentirti amato quando avrai voglia di sentirti vivo. Nel silenzio della mia stanza l’ho conservata stretta nei pugni delle mani per possederti ancora un altro po’. Portala con te, è il mio sorriso quando piove, quando l’acqua spazza via il ricordo d’estate. E’ solo per te un pezzettino di me in te. Per sempre. (clacla)
Nota della spesa. Non dimenticare l'essenziale: coca cola senza caffeina. La teoria e la pratica sul campo. Cicero pro domo sua. Rispondeva Neruda: qui di giorno si suda. Il Dow Jones è in ripresa.
Sul cruscotto un segnalibro. Non dimenticarmi. Mai. E un manuale su come sopravvivere al dolore a Manhattan. Se non ci fossero i grattacieli non ci sarebbero tears in heaven. Ma la storia non può finire senza la rivincita del santo protettore.
11月16日 realityScroscia. Sotto l'ombrello stai pensando al tuo sole. Ferma alla fermata. Trattieni un pianto che non scende più. Hanno già chiesto i diritti televisivi. Clausola di rescissione: la firma è attesa nelle prossime ore.
21 aprile 1996. Un bacio ai tuoi riccioli biondi e a quegli occhi verdi spaesati. Poi la festa. L'autista dell'ultima corsa ti guarda. Stanco. I figli da mantenere, la moglie da ascoltare. Il piatto piange e batte cassa. Tutto molto bello.
Italia 2005. Benvenuti nella terra dei contratti a progetto. Benvenuti nel locus amoenus in cui la precarietà è battezzata col nome di flessibilità. Dove più studi e meno vali. E tu ferma alla fermata. Oh, I wanna be with you everywhere. Fleetwood Mac nel tuo ipod. Scherzi del destino. Ma can you hear me calling? Mentre il Siddharta di turno esce dal Momart con la bionda in eyewear rigorosamente Gucci. Il 16 novembre. Alla vigilia del big match.
Via dei monti Tiburtini fa paura. Come la Colombo. Ti chiedi come si faccia ad essere prostitute a 16 anni. Sotto il tuo stesso cielo. Nude. Polacche, ucraine, bielorusse, nigeriane. Di notte sono tutte uguali. E si fermano e le ammirano con la bava alla bocca. Precoci già dalla frenata. Piccoli fiori senza più profumo. Ti accorgi che anche la tua flessibilità si può chiamare fortuna. Anche se lambisce il palo e va dritta in corner.
Italia 2005. 16 novembre. La penisola della devolution 4. L'arbitro manda tutti a prendere un thè caldo.
So slide over here
And give me a moment Your moves are so raw I've got to let you know I've got to let you know You're one of my kind (Inxs)
Darfur, copyright di Francesco Zizola 11月15日 splendido splendenteLa lunga rincorsa comincia dalla scena del delitto. Su quel punto si intravedono tracce microfiltrate. Il disegno inequivocabile è quello di un riflesso.
Arriva lo showdown. Boom. La lattina. La porta e la finestra si rimbalzano la luce. Alberto parla con suo fratello. Chiara e Stefano fanno l'amore con la radio accesa. Massimo è giù al portone: appoggiato allo sportello dell'auto del suo amico un po' freak.
Episodio. La tv confonde roditori con traditori. La nemesi dalla sembianza di una sequenza mixata. Col pensiero al frozen daiquiri e all'incolore prestazione che può costare il posto da titolare in squadra.
Fotoricordo. Il buio sui preziosi di scarso valore. L'outing su Armando. "Le parole sono importanti". Non importa cause we are dancing on a thin light.
Baby e i segni di rossetto sulla scollatura. Il dubbio è caduto e l'inibizione è tramontata. Sembra strano guardare in cielo e non trovare nessuno. La settima casa è vuota. Settimana con alti e bassi: attenti ai colpi di freddo. La maglia di lana e sempre la stessa nebbia tra Roncobilaccio e Barberino di Mugello.
You will suck the life out of me
Bury it I won't let you bury it I won't let you smother it I won't let you murder it Our time is running out
Our time is running out You can't push it underground You can't stop it screaming out How did it come to this? (Muse)
Sorrisi. Gianni Ciardo è tornato. Ed è in grande forma. 11月13日 downloadNon dimenticare mai gli anniversari. Che comandamento è? Ma io di te oggi non ho proprio voglia. Di questa Trinità dei monti brulicante. Di storie passeggere, di infime verità chiuse in buste da boutique.
Non starò da te più di un giorno. Nel tuo monolocale triste. Nel tuo spazio perfetto. Dal più bieco ordine, quello voluto. E' notte e tu dormi. Non ti guardo: non sei florida come due mesi fa.
Quando un uomo perde la voglia di fare l'amore è grave, quando una donna non vuole più allora è finita. Se sapessi dirtelo devierei le mie cognizioni dal tuo seno intrappolato. Hai meno di 30 anni e ti comporti da zitella acida. La vita con te mi spaventa come un tir guidato da un camionista ubriaco.
Parlerai male dei miei sogni e di tutto il resto. Me ne andrò dal tuo peccato originale prima ancora che tu sia scappata. Di fucili puntati contro ne ho già a sufficienza. Almeno ora allegerirai la tensione dall'indice adagiato sul grilletto.
Sono innamorato di una libertà senza i tuoi piagnistei. Di un amore senza fede al dito. Dell'imperfezione in cui navigo e con cui coloro le mie sponde.
Bocca di rosa ha smesso i suoi abiti. Donna dal corpo di bambina. Vecchia e incapace di immaginare ad occhi aperti.
Danza la coscienza (Subsonica) 11月10日 inbox"Adesso parti, adesso mi guarderai con occhi distanti e nient'affatto coinvolti. Tu ed i tuoi sogni al rallentatore, tu che non scappi davanti alle emozioni: t'ho guardato e t'ho parlato senza paura. Corretta, razionale al punto giusto, ineccepibile nei comportamenti e nelle parole: quella che tu vuoi, quella che si fa schematizzare...per darti sicurezza. Ero davvero io? Non conta: un rapporto di incomprensioni, un rapporto nato male e che si porta in eredità il fardello del suo inizio stentato. Me lo lascio alle spalle, lo faccio scorrere e ti do il mio nuovo volto, rigenerato, più o meno autenticamente, senza lacrime o sorrisi ma con la convenienza di chi ingoia accuse durissime come fosse acqua piovana che scende su di sé e poi...tanto poi si asciuga! Le sfumature che non riesci a cogliere, le sfumature che per me sono tutto ed anche di più. E non voglio litigare ma solo parlare, difendere la mia nausea: la nausea che tu non hai, o che forse hai ma ti vergogni di riconoscere. Indecisa perennemente perché il mio punto forte sono le domande e non le risposte. Non te ne eri mai accorto perché mi guardi sempre senza dare l'impressione di starmi guardando, e allora finisci col perdere tante scene del mio film: la furtività di sensazioni che ti ho aperto nel tempo di un flash, quasi un lampo che annuncia chi sono...ma tu sei girato dall'altra parte perché non ci riesci. Eppure il tuo viaggio lo fai ed una scia luminosa ti fa da coda: niente strascichi accecanti, solo un'essenza che stenta a manifestarsi, chiusa nel guscio del suo terrore. Sei un muro flessibile che mi respinge e che mi vuole ma non lo sai nemmeno tu". Una delle più vivide testimonianze dei rapporti interpersonali che abbia mai letto. Grazie all'autrice (ma anche all'interlocutore che più o meno volontariamente l'ha ispirata) per avermi consentito di pubblicare un ritratto così intenso della sua intimità. 11月9日 corsia preferenzialeArido. Asettico. Enfatico. Trasceso. Peso, disteso. Immerso, proteso. Ora scivolano. Lasciano segnali di fumo. Montagne appuntite dai brividi. Un fiume carsico. Esplode. Pretende. Soffia in una valle pronunciata. Ormai tutto è ogni cosa. Del confine tra mio e tuo si è persa ogni traccia.
Liquido. Inverso. Detesto l'immenso. Spazio senza strazio. Un grido. Un urlo. Forte. La luce e la finestra. Il tavolo e l'ultima porta a destra. Adesso fermati, aspetta. Rifiata. Sofferta. A capofitto nel deserto. Nel cunicolo che ti acceca e ti ribalta.
Senza speranze. Movenze. Confuse. Diffuse. Superficie sconosciuta: più o meno infinito. Un neo sulla strada a fondo perduto.
Scendi, pretendi. Non puoi più difenderti. Offensiva totale. Contaminata da un'ossessione. Fuori. Ora. Custode. Dentro ogni labirinto. Mappe già stracciate in partenza. Presi. Per sempre.
Fine delle trasmissioni.
Cause the walls were shaking The earth was quaking My mind was aching And we were makin it and you And knocked me out and then you Shook me all night long You had me shakin' and you Shook me all night long Yeah you shook me Well you took me (AC/DC) 11月8日 pretestoTirano giù stilettate. La pioggia cade e la guaina diventa viscida e sinuosa come un serpente. Luca è giù al portone pronto a regolare i conti. Col suo futuro asciutto di già passato. Un buco temporale negli occhi pallidi e impauriti di chi finge di non sapere.
Scendi spavalda senza ombrello. Assurda costruzione di un mondo che ti sta sempre troppo stretto. Dorotea per vocazione, negazionista per dispetto. Eccoti al secondo rifornimento di parole strappalacrime e zerbini su cui asciugarti l'ultimo paio di scarpe. Ridondanza verticale col tuo nome da maestrina incubata nel ghiaccio.
E quello che non ti aspetti. Luca che non grida rabbia. Luca che non si ostina a guardarsi nello specchio dell'inverosimile. Beatrice, stai perdendo la testa nella corsa alla disillusione. Luca cambia volto, mani, cuore. Luca si trasforma in camaleonte davanti al serpente. Non si fa scappare nulla di più della neutralità.
I tuoi tacchi? Il tuo trucco perfetto? Il tuo aperitivo a pochi passi da via Zamboni? Eclettica nip, stavolta è game over: dietro le sbarre della tua camera studi la rivincita. Prossima vittima designata: Marco, anni 32, ingegnere chimico.
Provaci ancora Sam. Oggi è solo un giorno dal retrogusto di niente.
What you gonna do when things go wrong?
What you gonna do when it all cracks up? What you gonna do when the Love burns down? What you gonna do when the flames go up? Who is gonna come and turn the tide? What's it gonna take to make a dream survive? Who's got the touch to calm the storm inside? Who's gonna save you? Alive and Kicking Stay until your love is, Alive and Kicking Stay until your love is, until your love is, Alive (Simple Minds)
Special thanks to ladydaphne 11月4日 train de vieSospensione. Stato collaudato. Ipotesi di reato e contraddizioni da bere. Come quattro bicchieri di vino rosso. Uno dopo l'altro. Atmosfera contaminata da musica e distrazioni.
La bambola e il boss si stringono la mano. E fuori scende la nebbia. Pronta a irretire mari e monti. La trappola della similitudine fa scattare analogie nei ricordi.
Tra il freno a mano tirato e un numero di telefono da comporre. Voglia di sentirla: fattore esponenziale condito dal suo ultimo sguardo e da un bisbiglio quasi inintellegibile.
Things get damaged
Things get broken I thought we’d managed But words left unspoken Left us so brittle There was so little left to give (Depeche Mode)
"Sono cinico almeno quanto te". Ti scopro sempre così fragile dove non c'è spazio per andare a guardare. Notte fonda e nessuno ha voglia di riattaccare. Dobbiamo alzarci presto. Tu fumi. A letto. Se fossi vicino a me ti odierei.
Ciao amica estrema. Ci incotreremo anche nella prossima vita. 11月2日 neorealismoFa tremare le vene. Farfallina dagli occhi verdi con il muso schiacciato sul vetro. La condensa simula situazioni che invece sono solo in arrivo.
Non ci sono, non vedo e non sento. Vivo di attimi. Istanti cristallizzati sull'ultimo testimone oculare. E non parlo di parole. L'aria è distante e rasenta l'inesistente. Brivido solare di stagno molecolare.
Cerco la narcosi. Ora e come non mai mi si addice. Non cantare. Non sopporterei la tua voce intonata col servizio in porcellana.
Pettino le ultime speranze prima di metterle a dormire. Tanto posso attendere un altro giorno, forse un po' più adatto per ripartire.
Sento intorno riflesso su di me
Lacrime, sorrisi, sono dei miei simili Non li vedi riflessi su di te Segni indelebili sono questa genesi Sento intorno riflessi su di me Le lacrime, i sorrisi, i sogni dei miei simili Ora vedi rifletto su di te Segni indelebili sono la mia genesi (Casino Royale) |
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