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日志


12月31日

collezione 2005-2006

Caro anno nuovo
 
Risvegliarsi e scoprirsi diversi. Guardarsi allo specchio e sorridere di sè. Non vergognarsi di ciò che è stato e ciò che è. Guardare il vicino dal balcone con le mani pulite.
 
Boulevard of broken dreams. Fare i conti. E pagarli. Senza imposizioni. Dicono sia difficile essere onesti. Dicono che il punto della questione sia "chi controlla chi deve controllare?".
 
Terra di dietrologia. Facile. A volte troppo facile. Sudditanze psicologiche e salotti buoni: o ci entri o li devi sfasciare. Terra in cui appena scendi dal trono sei messo sulla croce.
 
Autorevolezza. Legalità. Concetti da dizionario. O forse da manuale. Il rischio d'impresa. Il pionerismo dell'imprenditore. Valore aggiunto tendente a zero. Perché? Non s'inventa più nulla. Si specula. Coi risparmi di chi imprenditore non è. Di chi i milioni (del vecchio conio) li ha messi da parte. Come dipendente. Dai suoi sacrifici. Dalla sua ignoranza di swap e blue cheap. Dalla sua buona fede nella piccola banca di provincia.  
 
Vivere in un Paese meno malato. In cui a 30 anni si possa smettere di collaborare a tempo indeterminato e iniziare a lavorare. Anche se a termine. Un Paese in cui chiunque vinca (ammesso pure che vinca) si prenda responsabilità e non solo poltrone. Per vivere finalmente in un Paese normale.
12月30日

cartoline

Ore 8:22 - Napoli Campi Flegrei. Quel treno parte ancora. Con un dubbio in meno. Con un sogno in meno. Qualche certezza in più.
 
Tempo e spazio. Quel treno viaggia. Taglia a pezzi il binario. Lascia ampi margini di peggioramento. Le coste. E i costi. Una piccola tragedia ma tanto, tanto annunciata.
 
Astratto e concreto. Mai stata bella. Ma più bella di chiunque altra. Terrena. Troppo. Materna e moglie. Non per me. Donna nel profondo. Ingorda. Balorda. Come una nuvola in coda. Che piove. Perché deve piovere. Altrimenti non avrebbe ragione di stare lì dov'è.
 
Miracolo. Il cielo schiarito. Nel pieno dell'inverno. Il mare freddo che si riscalda. Il cielo e il mare. Tra loro io e te. E tu occhi aperti sgranati. Gambe strette avvinghiate.
 
Ricordi. Un gelato. Il sorriso. Un vento gelido al tramonto. Quel treno che riparte. Il giorno migliore della nostra breve vita senza senso. 
 

12月22日

rosa lesbica e saluto Romano

Coperta aperta. E ferita chiusa. "Roma è fascista". Ancora? Qualcosa non torna. O forse torna come non dovrebbe. Incappare in una meccanica emotiva. Trovare la via d'uscita. Senza frasi di circostanza. Senza candele dallo stoppino troppo corto.
 
Il revisionismo buono per ogni stagione. Esportato dai salotti alle giustificazioni di massa. E fa nulla, proprio nulla, se "il gesto di appartenenza" sia solo una volgare pantomima da dare in pasto alla voracità mediatica.
 
Si trovano inebriati i cultori del ben pensare. Associano l'onanismo storico al riecheggiare di un tempo passato. Passato? "Roma è fascista": provare per credere. Votano Veltroni. Papalini, ministeriali, ricchi burocrati ingrassati nel dolce far nulla. Perché è vincente. Finché è vincente. Ma si sentono catto-mussoliniani. Bisognosi dell'uomo forte. In gonnella o in uniforme. Dietro cui prosperare senza dignità. Eppure Roma è meravigliosa. Tanto. Da non prestarci neanche molta attenzione.
 
Non sarebbe meglio un uomo capace? Uno che promette e che mantiene. Uno per cui il riformismo non è un'ispirazione lobbystico-gossippara.Non sarebbe ora di affrontare (senza nascondersi in dogmi ideologici) i nuovi diritti civili? Perché il mondo cambia. Perchè il mondo corre. E le carte diventano memorie offuscate e tendenti al giallo paglierino. Non sarebbe meglio avere ogni tanto qualche grande progetto? Scontentare qualcuno e lasciare ai propri casini chi si proclama cattolico e poi si costruisce una seconda famiglia senza essere divorziato? Non sarebbe invece il caso di andare a fondo e capire che il degrado economico è solo l'aspetto più immediatamente tangibile di un degrado e di una regressione culturale? Con una fede sentita e non solo ostentata. Anche il Natale sarebbe un po' più vero. Sognando Zapatero.
12月17日

nuvole colorate

Lettere d'amore

Un giorno arriverai. Un giorno mi sfiorerai gli occhi. Con le tue mani. Calde di te. Calde di notti evase dal gelo.
Un giorno mi porterai in dono le tue inquietudini. Rastrellamenti di memorie. Vittime di tanto e tanto tempo fa.
Un giorno arriverai. Nuova come l'anima appena uscita dalla siccità. Nuda più del miele versato sotto la porta.
Un giorno mi redimerai. Da quell'eterno senso di solitudine. Da quella striscia longitudinale che interrompe i miei desideri. E con te arriverà anche il sereno variabile.
Un giorno mi conquisterai. Con la semplicità di un sì o di un no. Con la morbida convinzione di un pudore dal gusto di idealismo.
Un giorno ci sarai. Negli interminabili pellegrinaggi del sabato sera. Senza cronologie. O treni da prendere.
Un giorno sarai. La poesia che ho non ho mai trovato.
 
12月14日

resistenza

La mia mano nella tua. La tua mano che stringe la mia. Mi guardi con gli occhi di un bambino disperato. Dov'è la mamma? Dov'è il papà?
 
E riesci sempre a farmi sorridere. Anche ora. Come quando il bambino dagli occhi azzurri ero io.
 
Stralci di parole malate. Nei tuoi viaggi non ti riconosco. Ma riconosco me. Il nostro Zabriskie point. Le scale mobili della metro.
 
Le lunghe passeggiate. Gambe piccole e veloci. Il coraggio di essere uomo. Così come sei.
 
Non c'è bisogno di essere poeta o letterato per insegnare. Non è necessario essere comunicatore per dialogare. Mi hai parlato con i tuoi valori. Quelli sono i miei valori.
 
L'unico vero regalo sarà per te. Icona delle mie azioni. The man on the moon sceso sulla terra. A volte la fortuna è anche nascere nel momento giusto. Per trovare l'amore vero nella finestra di fronte.
 
Non hai avuto bisogno del digitale terrestre per resistere. Non c'eri il 2 giugno. Quando Mazzini è rinato, eri ancora prigioniero della burocrazia della guerra. Anche se oggi ti hanno restituito il proporzionale.
 
Questione di ruoli capovolti. Minatore disincantato ma cattolicamente rivoluzionario. 1980: "Non devi aver paura". E la tolleranza alla rituale e consueta processione di campanelli. Dispettoso. Adesso chi suona sei tu. Chi l'avrebbe mai detto?
 
 
12月9日

monologhi

Come chiedere al mare di prosciugarsi. O al sole di smettere di brillare. Preferirei che mi domandassi se le tue assenze mi provocano dipendenza o semplicemente autosufficienza. Avresti in cambio solo punti sospensivi e brividi di riconoscenza.
 
In partenza. Mi ritrovo a sfiorare il magma sotto un cielo chiuso. A sentire le piccole voci e a volerle assecondare. Con una mano al destino e l'altra un po' più vicino. E la terra trema. Intorno tutto gira. Ecco il vortice. Ecco la dinamite. I miei fianchi isterici sotto un rovo di lenzuola. La Venere che mi porto dentro chiede spazio. Le gambe appena dissetate sono in cerca di compagnia. Si divertono a trovare punti di contatto.
 
La bomba è pronta per esplodere. Ci riusciresti a disinnescarla? Le dita spingono. E ora sento. Ah, se sento. Come sento. Forme irregolari. Le mie vette non sono più scalabili. Tonica e vibrante.
 
Crocevia. Venere continua a chiamare. Ormai le chiavi di casa sono sue. Spiacente padrone, non sono più ai suoi ordini. Il vento freddo è passato. Adesso m'importa solo di bruciare. Desiderio in licenza. E spingo. Affondo. Poi torno a nuotare.
 
No. L'utente da lei desiderato non è al momento raggiungibile. Sono già impegnata. A parlare col mio corpo. Con la femminilità racchiusa nei miei petali.Certe lingue non s'insegnano a scuola. Ma da balbuziente mi sono trasformata in perfetta autodidatta.
 
Di petto. La vita va presa di petto. L'umore non è soltanto una sensazione passeggera. É un grido liberatorio. I pensieri di un assalto frontale. Sai com'è: quando arrivano non sanno più andare via.
 
L'ultimo pezzo di strada. Una stilla di sudore inchiodata sul ventre. La diga è crollata. La casa è ancora in fiamme. E a valle stanotte qualcuno sta festeggiando.
 
Ma io come Giuda
so vendermi nuda
da sola sul letto
mi abbraccio mi cucco
malinconico digiuno
senza nessuno
Io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno di te
io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno
delle tue mani mi basto sola
(Fiorella Mannoia)
12月7日

polvere di stelle

E t'inviterò a ballare. Ti aspetterò mentre scendi le scale.
Mi stupirò nel vederti apparire. Bella come una regina. Più di una regina. Col cuore in gola ti tenderò la mano.
Un timido bacio sulle guancia. Una scusa qualunque per accostarmi a te. Sentire il tuo profumo.
Ti porterò sotto braccio tra sciami di sguardi. E qualcuno si sposterà. Qualche altro mi maledirà.
Ma solo io, soltanto io, sarò custode del tuo nome.
L'asfalto sorriderà al tuo passaggio. Scarpe nere e vestito verde al polpaccio.
I lampioni illumineranno la piazza come non hanno fatto mai. Noi due. E un tango. La musica. La musica e la libertà. Con gli occhi nei tuoi occhi. Una mano sui tuoi fianchi e l'altra ad accompagnarti fino in cielo.
Una volta arrivati ci saranno solo i nostri respiri. Prenderò di petto le stelle per regalartene una. Porterà nella sua luce il tuo viso.
Tornerò da te col mio sorriso. Lo racconteremo ai nostri figli. E più tardi ancora ai nostri nipoti. Lasceremo loro un'Italia nuova e liberata. Dove si potrà tornare ad amare.
 
 
12月3日

passi

Perfettamente maniacale. "Discutiamone". Il tempo è la scusa migliore per nascondere difetti di volontà. "L'angoscia del tempo che passa ci fa parlare del tempo che fa". E fuori piove.
 
Un giorno per scrivere una lettera da non spedire mai. Il mare digitale impone difese immediate. Luce sui contatti. Il riflesso vago di un'onda gettata per caso. In attesa della buona sorte. Sì, ma il metro di giudizio? Ben chiuso nel cassetto del sarto. Rammendare i buchi neri è un'impresa ancora possibile. Quasi come vincere sul campo della capolista.
 
Uno sguardo a un volto felice. Le fotografie di un anno fa vivono su un altro hard disk. L'inquietudine incentiva a sorridere. Almeno quanto la pretesa di conoscere con quattro parole e una voce.
 
Rewind. Nastro riavvolto. Ubriacarsi e sbattere la testa contro il muro. Non essere un biglietto da visita. Quando si poteva semplicemente fare l'amore: egoismi e imbarazzi. Reciproci. La linea d'ombra dalla forma arcuata. Adesso solo donne noiose e bavose. Like a virgin touched for the very first time. Così giovani e già affette da incontinenza verbale. It ain't over till it's over. Sognando Beckham. E la velina di turno. Zitta e muta.
 
"Che fai a capodanno?". Ma a capodanno o l'ultimo dell'anno? The final countdown è iniziato. La Finanziaria da approvare. I metalmeccanici da accontentare. Campagna elettorale per i regali per Natale. Forzati dello shopping si aggirano per lo Stivale.
 
Semestre bianco. Aaa cercasi cavalletto causa sequestro. Un anno fa.
12月1日

illusionismi

Tienimi accesa. Ascolta il vertice basso dei miei silenzi. In mille rivoli stanno già traslocando. Sul tuo stilema. Ora che lui non c'è. Rigenerata dal tuo miracolo. Ora che tu ci sei.
 
Sono donna e faccio l'amore. Non me ne vergogno e tradisco. Impazzisco. Offendo e difendo. Paziento su di te. Con la bocca consegnata all'anarchia. Voglio, voglio, voglio. Fortissimamente. Infinitamente. Ti voglio.
 
 
Sono donna ma non fingo. Non sto fingendo. E prendo tutto. Sono in svendita completa. Saziami dei tuoi titoli di coda. Della tua vacuità da terzo tempo. Tanto lui non c'è.
 
Felice. Viva. Evviva me. Narcosi piena. Sono chiusa e sto pressando. Non ho tempo per pensare. Sento. L'ultima ragione era l'amore.
 
Sono donna. Piacere.