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3月14日 orario precarioFumo nero come l'ira. Intorno al soffice pensiero di un ritorno. Birra fredda, ghiacciata, gelata. Passata in rassegna dalle gambe agli occhi. Schedato anche l'ultimo ricordo. E lui che non passa mai. E lui che non torna. Un dentifricio sbiancante per un sorriso catodico. Passo, tacco, spinta. Sono nella mente. Sono clamorosamente niente. E aspetto che quel faro illumini il percorso. Con il concorso di un muso duro. Quasi quanto il muro da abbattere. Nella spinta rivoluzionaria a conservare. Soffocare ogni culla di idee. Ipocriti e omertosi. Sinistri apparenti. Mammetti e papetti. Lecchini democratici. Quasi più ripugnanti degli eroici paladini della libertà. Come quelli che scrivono il mattino con il panino. O chi racconta la plastica della realtà.
L’aria è più pesante che mai quando un fantasma ci ruba l’ossigeno
Quando il futuro è solo piombo su queste città Sotto una cupola che sembra la normalità. L’aria è più pesante che mai e brucia tanto che manca l’ossigeno Troppi silenzi in quel cemento che già sanguina Troppe speranze nel mirino che ora luccica. Dammi il tuo tempo confuso. Il tuo scempio di un'energia che non tornerà. Fanne abuso e benvenuto nel paginificio. La tua forza al servizio dell'inutilità. Di chi mai percepirà capendo cosa? Tanto basta arrivare a fine mese. Anche se a farne le spese è la tua dignità. In un eschimo confuso. Con la tua voglia di libertà. Lontana da un monolocale a 600 euro più spese. Lontano dalle vacche grasse di una città morfologicamente parassita. Lontano da un paese eremo e demitianamene corretto. Lontano mentre vedo un letto e un giorno passato senza che nulla sia cambiato. Come al solito. In questo trasparentissimo mentre.
Italia anno zero
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