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日志


1月10日

l'uomo in più

Taglio le strade ed è come non essere mai passata per i volti delle persone che mi conoscono. È l’ipotesi più probabile: dimenticare la dittatura dei giorni per trovare un’ora di lieto fine. Nel freddo di un inverno pesante. Come gli accenti che mi circondano. Come i fuochi che saltellano dove le vedove della paura si nascondono.

Anche le mani mi ricordano che non c’è niente che sia per sempre. E i jeans troppo stretti, avvitati a una fascia in cui a stento riconosco un’identità. Fiori un po’ deconcentrati. Ecco intorno qualche sentimento e una rivelazione plateale. Il mio istinto è un trionfo di errori. Un po’ per caso cerco casa. Bum bum di cuori decorati. Mioplastiche incoronate a tratti. Attratti per appassire, ire, ire più di un santo all'imbrunire. Di questa civiltà. Sorrisi, avvisi. Quel take it easy fatto di corsa prima di partire. Con la banalità di un ritardo per cui presento le mie dimissioni dall'umanità.

Tutto è reale. Mentre scorre sul canale la fluttuazione di un ricordo in prima serata. Ho fatto troppo poco per restare. Allora mi rilasso sui miei passi. Gioco a sassi con i miei quattro assi.  E cerco la lingua giusta per leggere nel vento quella trasparenza che mi rende una in più.

il tuo diploma in fallimento
è una laurea per reagire


(Mario Schifano: Coca Cola)

6月19日

shampista esistenzialista

Tacchi sotto la finestra. Mentre si sente il giorno crogiolare. Il silenzio è scalfito appena da una porta che sa di sogni. E senza segni si lascia andare. Poco più in là una voce. Senza abbassare la guardia di un richiamo in prima. Una notte che guarda impazzita. Piazzata su un telo di spugna. Per una televendita di disincanto e di sicurezza in pacchetto famiglia. Più lo stress che si legge dai volti chinati sulla strada. In maglie tirate senza convinzione. Su donne assicurate. Indecise ad ogni emozione.
 
Aria che canta. Lavoro di note. Ferma, impassibile. Sopra il mio corso. Distesa ad ogni piega. Inopportuna e sacrificata. Spesata in un giugno che vive. Dapprima reprime. Esprime esami, anagrammi di estate e prefissi di fate. Chimere non lette e sorprese di latta. Con gli aspetti disfatti e i rossetti di sarte. Il gommista di fiducia nella terra che brucia. Tu così amena. Avara di silenzi. Preziosa nel tuo non essere. Come ogni te. Come una diversità ripetuta. Dietro una battuta. Dietro un altro cambio di scarpe. Se si fa in fretta a rivedere quel dito impresso sul bicchiere. Quel nero velo all'improvviso. Un ultimo profumo di polvere sul vestito.

6月15日

io sto bene

Nei suoi occhi c'è tutto quello che vorrei. Il lato chiaro delle parole e il buio di una candela in un terrazzo appagato. Ogni sensazione che può tingersi di rosso e diventare pallido bagliore in quelle notti in cui non c'è più niente da fare. Perso in mille sguardi perduti. Immerso in un tepore minato da freddure. Come se ogni parola che avessi scritto finora fosse solo niente. E il protagonista delle sue storie fosse un tipo un po' egoista, al limite di una storia spazzata via. Eppure candidamente non è così. Le vie sono solo un passaggio: lungo o breve non importa. Una breccia aperta da un attimo e chiusa subito dopo.
 
Parlano dei sentimenti come fossero latte e miele. Parlano dell'estate e la confondono con la panacea. Parlano e parlano. Dimenticano nei vuoti la bellezza. Il senso estetico delle emozioni. Stilisticamente perfette. Sintatticamente sempre errate. Come una donna che fa l'amore: scorretta e imperfetta. Non ho voglia di sentire. Non ho voglia di morire. Quando io sto bene. Quando il mondo sono io. Quando qui comando io. Sono un bambino viziato, cresciuto e pasciuto. Tutto intorno fuck off. Nei miei passi sparsi. E non ho second life, né ricorrenze da celebrare. Sono anarchia nella mia maniacale organizzazione. Nell'ordine distrutto da una vita che è come le gambe delle ragazze: scoperte solo d'estate. Eppure di scoprire non finirei mai. Comincerei dal silenzio per eliminare tutte le voci assordanti. Passerei all'ambiguità perché si spiega più facilmente della linearità che è solo paura.

Io sto bene. È ancora il mio 2008. Aspetto e metto mattoncini. Nei punti interrogativi, ho smesso di volere risposte. La libertà è un castello di palle accoppiate e palloni bucati. Il mio logo non ha timbri. E chiedetevelo voi cosa sia la felicità. Perché a me non interessa. Io corro e scorro. Culi, tette e baionette. Confesso solo il mio amore per il 7. In un numero primo non c'è disfunzione. Bruciano ore e minuti. Distrutti da una canzone. La pellicola respira più lentamente. Diventa sale abbracciato nell’acqua bollente. Te la senti addosso con il fiato sul collo. Come un giorno che ti chiede nome e cognome. E ti lascia un messaggio su occupato: «Sei venuto a prendermi al binario sbagliato». Arrivo. Fatemi un fischio quando lo avrete trovato.

3月14日

orario precario

Fumo nero come l'ira. Intorno al soffice pensiero di un ritorno. Birra fredda, ghiacciata, gelata. Passata in rassegna dalle gambe agli occhi. Schedato anche l'ultimo ricordo. E lui che non passa mai. E lui che non torna. Un dentifricio sbiancante per un sorriso catodico. Passo, tacco, spinta. Sono nella mente. Sono clamorosamente niente. E aspetto che quel faro illumini il percorso. Con il concorso di un muso duro. Quasi quanto il muro da abbattere. Nella spinta rivoluzionaria a conservare. Soffocare ogni culla di idee. Ipocriti e omertosi. Sinistri apparenti. Mammetti e papetti. Lecchini democratici. Quasi più ripugnanti degli eroici paladini della libertà. Come quelli che scrivono il mattino con il panino. O chi racconta la plastica della realtà.
 
L’aria è più pesante che mai quando un fantasma ci ruba l’ossigeno
Quando il futuro è solo piombo su queste città
Sotto una cupola che sembra la normalità.
L’aria è più pesante che mai e brucia tanto che manca l’ossigeno
Troppi silenzi in quel cemento che già sanguina
Troppe speranze nel mirino che ora luccica.
 
Dammi il tuo tempo confuso. Il tuo scempio di un'energia che non tornerà. Fanne abuso e benvenuto nel paginificio. La tua forza al servizio dell'inutilità. Di chi mai percepirà capendo cosa? Tanto basta arrivare a fine mese. Anche se a farne le spese è la tua dignità. In un eschimo confuso. Con la tua voglia di libertà. Lontana da un monolocale a 600 euro più spese. Lontano dalle vacche grasse di una città morfologicamente parassita. Lontano da un paese eremo e demitianamene corretto. Lontano mentre vedo un letto e un giorno passato senza che nulla sia cambiato. Come al solito. In questo trasparentissimo mentre.
 
Italia anno zero

12月15日

v(u)oto di fiducia

...e costruzione dell'immaginario

Un livido sui tuoi occhi e non puoi dire che sia freddo. Solo stanchezza incolore. Tante attese in fila senza rispettare il turno. E ogni episodio si fa trama di un ordito che sembra senza punti di rottura. Alla fine è tutto disomogeneità investita di rigidità. Il doppiopetto di un'emozione emigrata. Passata in rassegna sotto giorni seriali ad aspettare un'estate che verrà, la crisi che arriverà, il governo che non la supererà, il Natale che passerà.

Ti scopri povera e nuda. Testimone delle tue violenze. Di ballerine e nani sempre più balenati. Di miracoli impossibili e mediatizzati. Impacchettata in parole biodegradabili senza un briciolo di verità. Di una bellezza decadente e inutile. Con il fascino di una cinquantenne che guarda al passato solo dietro i suoi occhiali oscurati. E del futuro ha paura perché nel futuro c'è un ordine non precostituito.

Ti rivedi tirata. A campare, tanto non c'è niente di male. Tutto come se non fosse successo mai niente. Politici impresentabili, giornalisti che non aggiornano, giudici ingiudicabili, obiettivi che non si obiettano, lavoratori che non lavorano e altri che muoiono. Carne mandata al macello a trent'anni. Da vecchi bavosi di un potere inerme e conservativo. Incatenata da chi non si ribella perché può solo sbarcare e dai masanielli che sanno soltanto trasportare. Campioni del mondo dell'ipocrisia. Mezzo secolo per costruire una via. Di fuga, neanche a parlarne. Con chi ti ha dato la vita e adesso ti sta negando la sorte. I comunisti sempre pronti a servire il nuovo padrone. I figli a parole e la busta paga nel cuore.

E vorresti solo perderti nella speranza. Vorresti solo ritrovarti che tutto sia così. Senza un motivo. Come sempre. Come mai?

10月16日

filigrana

Una membrana che picchia duro. Un giro ubriaco intorno al cerchio. E vedove nere bruciate sui cristalli liquidi. Verità in un momento. Come un sole frantumato. Occhi aperti che non guardano. Il faro buono ancora per parlare. Il vecchio passo del cambiamento. Gente strana che trapassa particolari irrilevanti. Il delirio scomposto in un rivolo nello stomaco. Candele e fiele. Mozioni a pelle.
 
Senso inchiodato. Empirico, devastante, pesante, andante, adelante. Il diavolo ha occhi d'angelo e un fuorigioco millimetrico. Dietro il perimetro la linea delle banalità traballa sulle certezze. E cerca un tempo. Accecato dalla sua stessa dimensione. Non porta nome e cognome. Sa che si dovrà fare. Sa che dovrà andare. Per mare. Remare. Amare remore senza rumore.
 
Il manto erboso esploso. Appeso appresso a un dosso. Una mente che s'intende. Un immenso che non trascende. Vuoto a più non posso. Addosso. Adesso. Fiume perplesso. Accomodati, tanto fa lo stesso. Cominciamo più tardi. Con altri traguardi. E un impegno rinnovato. Arrivato appagato. Vuol dire intontito. Smarrito dietro un dito. Chissà quante altre volte l'avrai sentito.
 
Tutto perfetto. Aspetto. Incoraggiante. Aspettative. Tante. Mutante in mutande. Serafico saffico. Un mestolo da cucina e che vada in rovina. Questa è una rapina. A mano armata. Ma con la schiena dritta. Se hai il tempo per giocartela, è una tripla fissa. Proprio come la notte che in fondo non è mai scura. Solo un colpo in canna sparato con la sicura. Amen amenità!

7月16日

rock

Come ti dona il nero. Ah, quell'Italietta democristiana. Il papa e la papalina. Il carabiniere e la carabina. E la chiamano estate. Un caldo insopportabile. Un caldo africano. Perché com'è fatto il caldo europeo?
 
Tutti al mare. Io odio i chiattilli a Capri. Io odio i c'è anche un'altra Napoli che i telegiornali non fanno vedere. E voi sareste l'altra Napoli? Figli di baroni. Nullafacenti. Croce di una decadenza urbana senza paracadute. Io odio questa Roma del se prendemo na cosa da beve. Questa Roma dove tutto è politica. Che scimmiotta gli aperitivi di Milano. Che ti strizza l'occhio e ti nasconde la mano.
 
Ah, quell'Italietta democristiana. Di servi e senatori. Di statue senza padroni. Quell'Italietta senza Moccia e senza veline. Ma con tanto varietà. E poi la crisi del varietà. Senza pietà. Solo tutta pubblicità.
 
I festival estivi. I concerti all'aperto. I cinema all'aperto. I ristoranti all'aperto. Ma perché si paga il coperto? Io odio chi ostenta senza poter ostentare. Barocco e farlocco. Sciocco cocco di padri e di padrini.
 
Ridatemi pure Corona. Ridatemi pane e mona. Vorrei qualche stupido consiglio e un verde coniglio dal cilindro. Tutto pop. Troppo pop. Prima di squagliarmi datemi un po' di rock. E una raccomandazione. Ma in alto. Molto in alto.
 
you suck
5月27日

brucia!

Brucia con le montagne di ipocrisie. Brucia con i cumuli di promesse. Brucia con tutti i loro sporchi interessi. Brucia, bruciali tutti. Rendi questa terra diversa. Rendi questa terra normale. Brucia le loro bocche. Brucia le monarchie costruite con la sinistra. Brucia la camorra. Brucia i sindaci che s'incatenano. I governi che non governano. I commissari che si commissariano.

Brucia i picchetti alle stazioni. E brucino pure chi non c'entra. Brucia chi non entra in questa maledetta Regione. Migliaia di burocrati. Incapaci di tutto e buoni solo a negarsi e a negare. Brucia la voce del padrone. Chi grida all'emergenza e dice no al termovalorizzatore. Brucia la voglia di cambiamento. Brucia il tutto scorre, i corsi e ricorsi. Brucia i contribuenti padani che sono gli "unici" a pagare. Brucia gli stipendi d'oro. Brucia le pensioni d'oro.

Brucia i politici col diminutivo. Il napoletano in processione da Napolitano. Brucia chi vota sotto ricatto. Brucia chi sotto sotto ha fatto un patto. Brucia e tanto abbiamo tutti famiglia. Brucia l'opposizione che non si oppone. Il pensiero che non si fa mai intenzione. Brucia i campanili d'ignoranza. Chi non guarda un metro fuori dalla sua stanza. Brucia chi non risponde perché non vuole. Corretti e corrotti. Inetti e intatti. Brucia passato, presente e futuro. Brucia chi è lontano e sicuro. Bruciami. E bruciaci tutti.  

5月5日

4-4-2

Biondo cenere e nessun motivo intorno. In un maggio arruffato di gente e di colori. Aspetto che qualcuno venga a dirmi perché non dovrebbe essere bello il silenzio. Aspetto che la riduzione del rumore si trasformi in eco. La definizione categorica è "ovattato e insofferente". E dietro quello stimolo c'è un sapore pesante e pensante di labbra e volteggi come l'ultimo giro di forchetta nel piatto.
 
Siamo tutti un colore omeopatico. Biondo cenere è la radice. La costruzione di mille sorrisi passati in rassegna come i cataloghi delle agenzie di viaggio. E aspetto. I suoi occhi strisciati addosso. Lettere di un passo di danza che non conosco e non voglio conoscere.
 
Fuori c'è un tipo che tira pietre. Urla. Impreca male e confonde il bene. Il bene è dentro con le sue mani ingenue. Dsm IV sul tavolo e una foto di Bologna. Ancora. Sul pavimento della cucina nessuna traccia. Eppure lei sinuosa, lei pretestuosa fino all'inverosimile. Con quel corpo in cento corpi e in centouno pensieri. La labile armonia e una telefonata in piena notte che ti spinge a uscire fino al centro eviscerato di una città ancora più piccola del piccolo borghese. Biondo cenere e quel tango. Ballato di corsa. Senza che ci fosse nessuna fretta. Biondo cenere è convenzioni. Puoi essere rivoluzionario quanto ti pare se tanto poi vivi in una gabbia di pensieri crioconservati. Al tempo che passa. Alle persone che passano e vanno. Come maggio, come Bologna, come un nome che è diventato un cognome da impacchettare e portare via.
 

4月2日

presente

Ho ancora due carte in mano: di quelle buone da giocare. Di quelle che, a guardarti negli occhi, ci giureresti ti aspetti. E tu sei lì pronto a parare il colpo. L'istinto, la razza, lo sguardo di una parola e basta. Quei giorni che sanno di te, di quelle mani grandi e stropicciate. Ma anche dell'attesa della festa. Quelle domeniche anche se non è domenica. Ci sto passando in quel profumo, come un'ombra che si cerca. Come il pistacchio salato e il brivido del primo sorso di vino.
 
I miei occhi di mille parole. Nelle passeggiate lunghe per venirti incontro. Nelle passeggiate brevi al tuo fianco. E col sapore della terra calda di primavera e di pioggia inattesa. C'è anche il vento degli anni che passano. E la strada avanti a me. Ogni passo un sasso. Ogni piccola uscita una scia di punti interrogativi chiusi dove non arriva il mare.
 
Sto tornando a giocare. Ti sto venendo a trovare. Sotto il cielo mi ricordo quei silenzi. Ora il silenzio si tinge di te. Appena il treno arriverà, avrò un po' di tempo. Avrò quel tempo per tuffarmi nell'erba di nuovo verde. Di nuova primavera. Della prima vera volta senza te.
 
You're in my mind all of the time
I know that's not enough
If the sky can crack there must be someway back
For love and only love
(U2)

3月8日

retroscena

"Torno tardi, ciao"

E sai di essere nata per fare l'amore. E sai di essere vittima e un po' troia dei giorni che ti sbattono. E scrivi canzoni di nascosto agli uomini che guardano con la bava alla bocca quelle gambe altezzose custodi dei tuoi segreti. 

Bolle di sapone nei tuoi pensieri. La metafisica esistenziale di una ceretta col carico da novanta della vita bassa. Aspetti che le nuvole si diradino e che ogni giorno sia più primavera. Aspetti e speri che qualcuno ti sorrida, passando e ripassando per una strada consumata. Aspetti perché in quella sospensione c'è l'essenza del tuo profumo. Il liturgico duellare con lo specchio e le armoniche incomprensioni con le tue compagnie: perché si scrive amica e si legge veleno. Antagonista sui tacchi, antagonista sul centimetro di gonna, sulle tette qualche attimo prima dell'ingenuità.

Tutto questione di tempo. Tutto questione di analisi. Logica non proprio. Sempre in bilico su un crinale tra realismo ipertrofico e follia masochista. Regina dell'eyeliner vestita in tuta. A volte immune dal barocco più estremo e altre schiava della ricaduta nel tunnel della ricrescita.

Intorno conti che non tornano. Dentro fantasmi e sogni confusi con gli anni che passano. E ti senti più avanti. E ti senti un rimbombo scolpito dal vento. Oggi sei luna e domani vai a fondo. Ma sai di essere viva. Come sai di essere donna.

 

2月23日

discontinuità

Because we need each other
We believe in one another
And I know we're going to uncover
What's sleepin' in our soul

(Oasis)

2月10日

piccoli per sempre

Pensi che cresceremo? Pensi che ci emanciperemo? Dai ricordi di chi non c'è più, dalle presenze di chi comanda senza averne mai avuto la legittimità. Dico che sono stanco dei condizionamenti. Dico che non sopporto chi ha il pane e non ha i denti. Dico basta. Direi che basta poco per essere civili.

Dico che vorrei puffare liberamente. Dico che non mi va di ascoltare chi parla senza invito. Dico quel che mi pare. Dico che si avverte la nostalgia di Natale. Dico che vorrei respirare.

Dico che per accendere la luce non si dovrebbe passare per un trauma collettivo. Dico che continuare a fingere è assolutamente uguale ad alzare la voce quando non si ha nulla da dire. Quando si vuole negare solo per partito preso. Dico che dire è meglio di impedire. Dico che bisognerebbe educare alla libertà: prima di tutto al rispetto della propria libertà.

Dico che sono stanco di Dio, patria e famiglia. Dico che voglio l'Europa in Italia perché altrimenti l'Italia sarà costretta in Europa. Dico che sono stanco di chi mi nega la mia religione pagana. Dico che ho voglia di giocare e di chiacchiere vuote. Non di cronaca nera anche quando sono a casa.

Dico. Dico che è un mese e già una vita che mi mancherai. Dico che Dico è comunque meglio di niente.

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1月10日

ortografia di un tradimento

Ha già chiuso lo sportello a un giorno passato a incasellare soldatini, quasi fossero pdf. Si sente con l'animo in un domicilio coatto di segreti. Poche note per riprendersi quei ricordi trascorsi lenti. Pietrificati come gli scranni su cui quelli come lui appoggiano il loro tempo.
 
Peppino è così: aspetta i suoi giorni. Aspetta il suo mattino fatto di sequenze extralong e stranote. Gioca con le imprecazioni a fondo perduto. Con la foga dell'editoriale da bar sport. Con quel caffè da zuccherare rigorosamente di nascosto. In una piazza in cui, solo la domenica e a Natale, le grida non sono quelle di un sempre meno convinto ambulante.
 
A lui piace parlare e passare. Passare a parlare di chi c'è, di chi c'è stato e di chi forse ci sarà. Perché parlare di passaggi è sempre troppo complicato. Quando il tempo è la clessidra vista dal basso.
 
Peppino ha un cognome, dei figli e una moglie: Assunta. Per lui i pacs sanno ancora di mezza fregatura. A lui piace il preserale e il tg delle 20. Le partite le ascolta alla radio. E non gliene frega niente di quello che succede a Roma: tanto sono tutti ladri.
 
D'estate fa sempre un cazzo di caldo. E l'inverno non si capisce mai come ogni anno sia sempre più freddo. Per lui la vita è tutta un quattro: quattro vie, quattro mura, quattro montagne, quattro soldi. Quattro tiri di sigaretta. Quattro giri di cucchiaino per lo zucchero proibito del suo caffè.
 
 Gli offri un dito e si pigliano tutto il braccio, questa è la vera verità.
Noi italiani stavamo bene a pascolare le pecore. Poi abbiamo voluto fare un Paese industriale, Paese industriale.
Noi italiani siamo fatti così, "rossi" "neri" alla fine tutti uguali.

 
Ma chi é che sta parlando? Chi é? Rossi e neri sono tutti uguali, ma che siamo in un film di Alberto Sordi?
 
Magari!

Ma che siamo in un film di Alberto Sordi? Ma che siamo in un film di Alberto Sordi?
 Ma che siamo in un film di Alberto Sordi? Sì...bravo, bravo. Te lo meriti Alberto Sordi. Ciao.
Te lo meriti Alberto Sordi. Te lo meriti Alberto Sordi
 
Nanni Moretti - Ecce Bombo

12月27日

NE BIS IN IDEM

A gambe incrociate mi concedo sguardi un po' orizzontali. "Come se io, come se tu e come se noi...": è il riecheggiare di spazi asimmetrici che tolgono il fiato. E a volte spostano il cursore delle storie nel punto più ancorato alla realtà.
 
TRA BIANCO E NERO. Era identico il battito sollevato su quella striscia d'aria. Identico ai singhiozzi. Identico al sangue. All'ora legale che ti costringe ad accendere la luce quando non ci sarebbe più nulla da vedere oltre la notte.
La sinapsi degli ultimi movimenti. Di quella lava incrociata e che stenta a rimarginarsi. Quando fuori è tutto un malinconico citarsi di sentimenti con data di apertura e scadenza annuale. Identica appunto.
C'è una vita che è morte. Che è un frontale in corto circuito col "siamo tutti più buoni". C'è una vita che sta ferma e allora vita non è. Intorno c'è tanto ammore. E tu rimpiangi e trasecoli. Ma non ti immedesimi, non ti puoi immedesimare in un interstizio concreto e concretato da quei giorni radenti a spazzola. Dalle solitudini mascherate di compagnia. E dai fotogrammi che tentano di ricostruire il sapore di una birra scura doppio malto.
 
OLTRE L'APPARENZA. Segnali di una coscienza critica in disuso. Di una staffetta a chiazze di libertà tendenti a meno infinito. La ricerca iconografica porta ad una sola inequivocabile conseguenza: non c'è più il Natale di una volta. Adesso con un messaggio mi dirai che ti manco e mi vorresti vedere. Perché non mi chiami e c'incontriamo? Con una mail mi prospetterai la bellezza dei tempi andati. Quando l'insostenibile pesantezza delle tombolate estenuanti e delle briscole digestive ti apparivano un nucleo inespugnabile.
 
CITAZIONE INCOLTA. Io me ne sto qui a guardare il vento. A ricordare chi c'è. Perché ha ragione solo chi rimane. Fuori o dentro. Presto o tardi. Perché il pallone d'oro non sarà sempre dei peggiori come Cannavaro. E perché è sempre meglio vivere che far finta di morire dietro l'alibi di chi ha vissuto.
9月14日

sinonimi e contrari

Ho imparato a scrivere il mio nome. A non lasciare la firma dove non serve. Mi chiamano pensiero. E sono un passeggero. Un viandante che non ha mai pagato il biglietto. A volte si nascondono dietro di me, così per alzare la voce.
 
C'è chi mi confonde con l'amore. Chi si riduce a spegnermi per non sentire dolore. Per non parlare dell'onore di chi mi vorrebbe come eco lontano. E c'è pure chi mi invoca con un crocefisso in mano.
 
Ma io sono pensiero di tutti e di nessuno. Guardo negli occhi i potenti e rido con chi non ha niente. Sono lo spazio che non ha confini: democrazia senza economia. Scappo a destra, mi divincolo a sinistra. Non ho direzione. Non ho forma né sezione. Sono il lato oscuro e il sentiero bagnato. Mi perdo in una mano e mi ritrovo addormentato.
 
Avessi un profumo, sarei basilico danzante. Sulla musica di un'arpa al canto di una sirena dilettante. Avessi due occhi, sarei un bambino. Quando un sogno è ancora probabile, quando la vita somiglia un miagolio balbuziente. Avessi la fortuna, sarei una scoperta imminente.Per risolvere anche il più piccolo inconveniente.
 
Sono in ogni idea già espressa o sentita. Mi chiamano pensiero. Puoi cercarmi alla voce libertà.
9月6日

salto in alto

Col sole nebulizzato in un viola indeciso. I miei sette nani alla porta. Impassibili davanti a una giovane notte vanitosa di profumo a chiazze e strass di stelline. Principesse senza princìpi aspettano.

mai dire mai

Ricordi risuonano. Cadenze rimbalzano. Ancora la presunzione di chi si crede poeta perché mette quattro parole in un verso. Quell’identità a base di occhi pallidi e pensieri stralunati. Il senso di appartenenza al blu. Pronti al count down per il decollo. Guardare il cielo e dargli del tu.

ora o mai più

Mi dice: “Ce l’hai fatta ad arrivare fin qui”. Tante promesse come vuoti a perdere, ora accelerazione. Nessuna vertigine: non si guarda dall’alto in basso. C’è tutta l’atarassia del rigore decisivo. E nessun pensiero alle mediocri figure con cui dividevi briciole e che ti vogliono rubare scena. A loro il pugno di dollari: è quello che valgono. In alto c’è aria. E si respira. E si vede.

mai e poi mai

Quella promessa un giorno fa: ti devo qualcosa, mi devi qualcosa. Non potrò più rispettarla. Da tempo vite uguali e diverse. L’avrei fatto. In un altro mondo quella mano sarà per te. In alto come il cielo. In alto con il cielo.

8月21日

benvenuti in paradiso

 
Un falo' sulla spiaggia. Ancora. "Hey dj, play that song keep me dancing all night long". Ancora. Col cervello miniaturizzato da sole e mare, mare e sole. Alcolici come acqua in un happy hour in loop. A seguire interminabili grigliate. E le preoccupazioni rimandate a settembre.
 
Sms di amore in costume da bagno. Le code traslocate dall'ufficio postale al parcheggio dello stabilimento. Un dirimpettaio come vicino di finestrino e sempre perennemente incolonnati a un casello che non c'è. Tanto è ancora una volta l'ultima volta. Tanto c'è la fusione. Tanto Cristo o chi per lui si è fermato a Battipaglia.
 
C'era chi diceva basta! e adesso mangia pasta. Chi non diceva qualcosa di sinistra e adesso amministra. Aspetta un secondo, ma non è cambiato il mondo? Prima patria di emigranti, ora terra di immigrati. Razzismo, incomprensione e una multiculturalità zoppa. Vulnerabili come sempre. Una penisola puttana del Mediterraneo, un popolo mai unito e convertito al moderatismo per la sua incapacità di decidere.
 
Ecco dove siete arrivati, se sopravviverete. Ecco per cosa avete messo in mano la vostra vita ai mercanti di morte. Ecco spalancate le porte dei Cpt. Tra chi li vuole chiusi, chi li vuoli aperti. Tanto loro non hanno il problema di un posto in barca, a loro importa solo del posto barca.
 
Benvenuti in paradiso. E ringraziate Dio, Allah o chi preferite. Che tanto di voi si è già scordato. O forse non ne ha mai saputo niente.
8月15日

ma a me mi piace

 
italian style
Tra le mani ancora un po' di stelle. Di quelle cadute e raccolte in ordine sparso tra i pensieri immunizzati. Partita sei partita: camicie, dentrificio e l'umida sensazione della tua voce. La città senza trucchi. Bella col vento che arriva dal mare. 
Se bussasse la luna, potrei anche lasciarla entrare. Troppa voglia di rielaborare. Quei giorni trascorsi ad attraversarmi. Come una voce insolente e impellente.
Ci sono occhi, gambe e bocca. E' tutto leggero. So che leggerai l'asterisco ai cibi precongelati in menu. E' tutto vita. Che si avvita. Che mi addita gli anni lasciati andare a sentirsi dire "lasciati andare".
Partita, non ci sei più. Svanita, puff. Col tuo carico di raccomandazioni (non solo a Roma ladrona). Con le buone ragioni della mediazione. Senza mai il coraggio di cambiare. Con la pletora di commesse commosse, portavoce e portaborse rubatempo da foraggiare.
"Lady, hear me tonite...I can tell but I look in your eyes". L'acqua, il profumo, Respiro. Non tiro. Tutto vero. Tutto molto bello.
 

*Sia ben inteso ogni riferimento/non è puramente casuale/non è puramente generico (Carmen Consoli)

8月2日

era ora

Il caldo fa brutti scherzi. La luna sembra non accorgersi del bisogno di oasi e ristoro. Capita di risvegliarsi e di trovarsi in Parlamento a votare una fiducia tra le tante. Capita di vedere l'Inter con lo scudetto al petto o la Juve in B e di arrendersi davanti all'evidenza che la love story fra Vieri e la Canalis è definitivamente archiviata: lui con la Satta e lei con Muccino. "Come con Muccino? ma quale, quello dello zero?". "No, il fratello". Quando si dice Dio, patria e famiglia!
 
Eh sì, il caldo fa veramente brutti scherzi.  Capita di scoprire che il proprio telefono è intercettato. Non dalle forze dell'ordine, ma dalla Telecom. Sarà pure "ta ta, ta ta", però io passo a Vodafone. Non vorrei che qualcuno si buttasse da un palazzo a sapere cosa ho cucinato oggi o quanto ho speso al supermercato. Ma la giustizia? Mi dicono che non è ancora il momento. Nè per quella formale, figurarsi poi per quella sociale. Tutto quello che possono offrire è il giustizialismo. Che fa rima con qualunquismo e con giornalismo. A proposito, chi pensa ancora che la lingua italiana non è perfetta?! Ammettere un po' le proprie colpe, no? Pare proprio di no. Perché se poi le ammetti, sei sempre l'unico a pagare.
 
Scherzi a parte. C'era qualcosa che mancava. O meglio qualcuno. Si è pure travestito pur di non farsi riconoscere. Non c'è niente da fare. E' l'unico, il solo, l'inimitabile. Ed è tornato, ancora non sufficientemente abbronzato. Però sicuramente ritemprato e pronto alla campagna d'autunno. Perché lui sa bene che chi desiste dalla lotta...
 
Il caldo farà pure brutti scherzi ma Silvio c'è. Finalmente. W l'Italia.